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<div style="background:#fff;border:#bbb dashed 1px;padding:5px"><a href="http://it.citatepedia.ro/comments.php?id=9741" style="color:#000;text-decoration:none"><div style="margin:10px 0"><strong>Il corvo</strong></div><div style="margin:10px 0">Una volta, a mezzanotte, mentre stanco e affaticato<br>meditavo sovra un raro, strano codice obliato,<br>e la testa grave e assorta — non reggevami piú su,<br>fui destato all'improvviso da un romore alla mia porta.<br>"Un viatore, un pellegrino, bussa — dissi — alla mia porta,<br>solo questo e nulla più!"</div><div style="margin:10px 0">Oh, ricordo, era il dicembre e il riflesso sonnolento<br>dei tizzoni in agonia ricamava il pavimento.<br>Triste avevo invan l'aurora — chiesto e invano una virtù<br>a' miei libri, per scordare la perduta mia Lenora,<br>la raggiante, santa vergine che in ciel chiamano Lenora<br>e qui nome or non ha più!</div><div style="margin:10px 0">E il severo, vago, morbido, ondeggiare dei velluti<br>mi riempiva, penetrava di terrori sconosciuti!<br>tanto infine che, a far corta — quell'angoscia, m'alzai su<br>mormorando: "È un pellegrino che ha battuto alla mia porta,<br>un viatore o un pellegrino che ha battuto alla mia porta,<br>questo, e nulla, nulla più!".</div><div style="margin:10px 0">Calmo allor, cacciate alfine quelle immagini confuse,<br>mossi un passo, e: "Signor — dissi — o signora, mille scuse!<br>ma vi giuro, tanto assorta — m'era l'anima e quassù<br>tanto piano, tanto lieve voi bussaste alla mia porta,<br>ch'io non sono ancor ben certo d'esser desto". Aprii la porta:<br>un gran buio, e nulla più!</div><div style="margin:10px 0">Impietrito in quella tenebra, dubitoso, tutta un'ora<br>stetti, fosco, immerso in sogni che mortal non sognò ancora!<br>ma la notte non dié un segno — il silenzio pur non fu<br>rotto, e solo, solo un nome s'udì gemere: "Lenora!"<br>Io lo dissi, ed a sua volta rimandò l'eco: "Lenora!"<br>Solo questo e nulla più!</div><div style="margin:10px 0">E rientrai! ma come pallido, triste in cor fino alla morte<br>esitavo, un nuovo strepito mi riscosse, e or fu sì forte<br>che davver, pensai, davvero — qualche arcano avvien quaggiù,<br>qualche arcan che mi conviene penetrar, qualche mistero!<br>Lasciam l'anima calmarsi, poi scrutiam questo mistero!<br>Sarà il vento e nulla più!</div><div style="margin:10px 0">Qui dischiusi i vetri e torvo, — con gran strepito di penne,<br>grave, altero, irruppe un corvo — dell'età la più solenne:<br>ei non fece inchin di sorta — non fe' cenno alcun, ma giù,<br>come un lord od una lady si diresse alla mia porta,<br>ad un busto di Minerva, proprio sopra alla mia porta,<br>scese, stette e nulla più.</div><div style="margin:10px 0">Quell'augel d'ebano, allora, così tronfio e pettoruto<br>tentò fino ad un sorriso il mio spirito abbattuto:<br>e, "Sebben spiumato e torvo, — dissi, — un vile non sei tu<br>certo, o vecchio spettral corvo della tenebra di Pluto?<br>Quale nome a te gli araldi dànno a corte di Re Pluto?"<br>Disse il corvo allor: "Mai più!".</div><div style="margin:10px 0">Mi stupii che quell'infausto disgraziato augello avesse<br>la parola, e benché quelle fosser sillabe sconnesse,<br>trasalii, ché, in niuna sorta — di paese fin qui fu<br>dato ad uom di contemplare un augel sovra una porta,<br>un augello od una bestia aggrappata ad una porta<br>con un nome tal: "Mai più!".</div><div style="margin:10px 0">Ma severo e grave il corvo più non disse e stette come<br>s'egli avesse messo tutta quanta l'anima in quel nome:<br>sovra il busto, appollaiato — non parlò, non mosse più<br>finché triste ebbi ripreso: "Altri amici m'han lasciato!<br>il mattin non sarà giunto ch'egli pur m'avrà lasciato!".<br>Disse allor: "Mai più! mai più!".</div><div style="margin:10px 0">Scosso al motto ch'or sì bene s'era apposto al mio pensiere,<br>"Certo, — dissi, — queste sillabe sono tutto il suo sapere!<br>e chi a tale ritornello — l'addestrò, forse quaggiù<br>sarà stato sì infelice ch'ogni canto suo più bello<br>come un requiem, non aveva ogni canto suo più bello<br>a finir che in un mai più!"</div><div style="margin:10px 0">Ma un pensier folle ancor voltomi a un sorriso il labbro torvo:<br>scivolai su un seggiolone fino in faccia al busto e al corvo,<br>e qui, steso nel velluto — presi intento a studiar su<br>cosa mai volesse dire quel ferale augel di Pluto,<br>quel feral, sinistro, magro, triste, infausto augel di Pluto<br> col suo lugubre: "Mai più!".</div><div style="margin:10px 0">Così assorto in fantasie stetti a lungo, e sempre intento<br>all'augello i di cui sguardi mi riempivan di spavento,<br>non osai più aprire labro — sprofondato sempre giù<br>fra i cuscini accarezzati dal chiaror di un candelabro<br>fra i cuscini rossi ov'ella, al chiaror di un candelabro,<br>non verrà a posar mai più!</div><div style="margin:10px 0">Allor parvemi che a un tratto si svolgesse in aria, denso<br>e arcan, come dal turibolo d'un angelo, un incenso.<br>"O infelice, dissi, è l'ora! — e infin ecco la virtù<br>e il nepente che imploravi per scordar la tua Lenora!<br>Bevi, bevi il filtro e scorda! scorda alfin questa Lenora!"<br>Mormorò l'augel: "Mai più!".</div><div style="margin:10px 0">"O profeta — urlai — profeta, spettro o augel, profeta ognora!<br>o l'Averno t'abbia inviato — o una raffica di bora<br>t'abbia, naufrago, sbalzato — a cercar asil quaggiù,<br>in quest'antro di sventure, di' al meschino che t'implora,<br>se qui c'è un incenso, un balsamo divino! egli t'implora!"<br>Mormorò l'augel: "Mai più!".</div><div style="margin:10px 0">"O profeta — urlai — profeta, spettro o augel, profeta ognora!<br>per il ciel sovra noi teso, per l'Iddio che noi s'adora<br>di' a quest'anima se ancora — nel lontano Eden, lassù,<br>potrà unirsi a un'ombra cara che chiamavasi Lenora!<br>a una vergine che gli angeli ora chiamano Lenora!"<br>Mormorò l'augel: "Mai più!".</div><div style="margin:10px 0">"Questo detto sia l'estremo, spettro o augello — urlai sperduto.<br>Ti precipita nel nembo! torna ai baratri di Pluto!<br>non lasciar piuma di sorta — qui a svelar chi fosti tu!<br>lascia puro il mio dolore, lascia il busto e la mia porta!<br>strappa il becco dal mio cuore! t'alza alfin da quella porta!"<br>Disse il corvo: "Mai, mai più!"</div><div style="margin:10px 0">E la bestia ognor proterva — tetra ognora, è sempre assorta<br>sulla pallida Minerva — proprio sopra alla mia porta!<br>Il suo sguardo sembra il guardo — d'un dimon che sogni, e giù<br>sui tappeti il suo riflesso tesse un circolo maliardo,<br>e il mio spirto, stretto all'ombra di quel circolo maliardo<br>non potrà surger mai più!</div><div style="margin:10px 0"><br /></a><br />poesia di <a href="http://it.citatepedia.ro/by.php?a=Edgar+Allan+Poe">Edgar Allan Poe</a>, traduzione di Ernesto Ragazzoni<div class=q> <img src="https://www.citatepedia.ro/g/32share.png" style="float:left" alt="Share"> <script type="text/javascript" src="//s7.addthis.com/js/300/addthis_widget.js#pubid=citatepedia" async="async"></script><div style="display:inline-block" class="addthis_sharing_toolbox" data-url="http://it.citatepedia.ro/comments.php?id=9741" data-title="Il corvo de Edgar Allan Poe" data-description="Una volta, a mezzanotte, mentre stanco e affaticato/meditavo sovra un raro, strano codice obliato,/e la testa grave e assorta — non reggevami piú su,/fui destato all'improvviso da un romore alla mia porta./"Un viatore, un pellegrino, bussa — ..."></div> </div> </div>
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