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<div style="background:#fff;border:#bbb dashed 1px;padding:5px"><a href="http://it.citatepedia.ro/comments.php?id=4887" style="color:#000;text-decoration:none"><div style="margin:10px 0"><strong>Psyche</strong></div><div style="margin:10px 0">O Psyche, tenue più del tenue fumo<br>ch’esce alla casa, che se più non esce,<br>la gente dice che la casa è vuota;<br>più lieve della lieve ombra che il fumo<br>disegna in terra nel vanire in cielo:<br>sei prigioniera nella bella casa<br>d’argilla, o Psyche, e vi sfaccendi dentro,<br>pur lieve sì che non se n’ode un suono;<br>ma pur vi sei, nella ben fatta casa,<br>ché se n’alza il celeste alito al cielo.<br>E vi sfaccendi dentro e vi sospiri<br>sempre soletta, ché non hai compagne<br>altre che voci di cui tu sei l’eco;<br>ignude voci che con un sussulto<br>sorgere ammiri su da te, d’un tratto;<br>voci segrete a cui tu servi, o Psyche.<br>Intorno alla tua casa, o prigioniera,<br>pasce le greggi un Essere selvaggio,<br>bicorne, irsuto; e sui due piè di capro<br>sempre impennato, come a mezzo un salto.</div><div style="margin:10px 0">E tu ne temi, ch’egli là minaccia<br>impazïente, e sempre ulula e corre;<br>e spesso guazza nel profondo fiume,<br>come la pioggia, e spesso crolla il bosco,<br>al par del vento; e non è mai l’istante<br>che tu non l’oda o non lo veda, o Psyche,<br>Pan multiforme. Eppur talvolta ei soffia<br>dolce così nelle palustri canne,<br>che tu l’ascolti, o Psyche, con un pianto<br>sì, ma che è dolce, perché fu già pianto<br>e perse il tristo nel passar dagli occhi<br>la prima volta. E tu ripensi a quando<br>vergine fosti ad un’ignota belva<br>data per moglie, crudel mostro ignoto.<br>E sempre al buio tu con lui giacesti<br>rabbrividendo docile, ed alfine,<br>vigile nel suo sonno alto di fiera,<br>accesa la tua piccola lucerna,<br>guardasti; e quella belva era l’Amore.<br>E lo sapesti solo allor che sparve,<br>l’Amore alato. E ne sospiri e l’ami.<br>E nella casa di ben fatta argilla,<br>dove sei schiava delle voci ignude,<br>sempre l’aspetti, che ritorni, e dorma<br>con te. Tu piangi, quando Pan, la notte,<br>fa dolcemente sufolar le canne;<br>piangi d’amore, o solitaria Psyche,<br>nella tua casa, dove più non tieni<br>posto, che l’ombra, e non fai più rumore,<br>che l’alito; e le voci odi che fanno<br>all’improvviso a te cader dal ciglio<br>la stilla che non ti volea cadere.<br>Però che sono e sùbite e severe<br>le più; ma più di tutte una che sempre<br>contende e grida, ad ogni tuo sospiro<br>verso l’alata libertà: "Non devi!"<br>Quella non t’ama, credi tu; ma un’altra<br>è, sì, che t’ama, e ti favella a parte<br>e ti consola, e teco piange, e parla<br>così sommessa che tu credi a volte<br>che sia meschina prigioniera anch’ella.</div><div style="margin:10px 0">E tu devi, d’un mucchio alto di semi,<br>far tanti mucchi, e sceverare i grani<br>d’orzo, i chicchi di miglio, le rotonde<br>veccie, i bislunghi pippoli di rena.<br>E come fine polvere di ferro<br>sparsa per tutto il mucchio è la semenza<br>dei papaveri. E tu, Psyche, tu gemi<br>trepida, inerte; e poi con le tue dita<br>d’aria ti provi, scegli a lungo i semi<br>del papavero immemore, e in un giorno<br>tanti ne cogli, quanti appena udresti<br>cantare nella secca urna d’un fiore.<br>E piangi, ed ecco vengono le figlie<br>dell’alma Terra, frugole e succinte,<br>dalla pineta dove a Pan selvaggio<br>frangean tra gli aghi dei pinastri il suolo.<br>Non so chi disse alle operaie nere<br>di Pan la cosa. Ma si fa d’un tratto<br>un brulichìo per l’odorata selva;<br>e sgorgano esse a frotte dai minuti<br>lor collicelli, mentre Pan nell’ombra<br>s’addorme al canto delle sue cicale.<br>E salgono alla casa, onda su onda,<br>fila incessante di formiche, ed opre<br>vengono a te; ma prima i grani d’orzo,<br>pesi, e i bislunghi pippoli di vena<br>portano, due di loro uno di quelli;<br>fanno le veccie di tra il biondo miglio,<br>poi fanno il miglio minimo, poi vanno.<br>E resta a te la polvere di semi,<br>di cui ciascuno dal suo nulla esprima<br>un lungo stelo e il molle fior del sonno.</div><div style="margin:10px 0">E il molle sonno tu lo chiami, o Psyche,<br>dacché di quelle voci una, la voce<br>che non t’ama e ti sgrida aspra, ti disse:<br>"Vil fanticella, prendi questa brocca<br>e va per acqua al nero fonte; al fonte<br>di cui sgorga l’oscura onda, sotterra,<br>al fiume morto. Esci per poco, e torna."<br>E tuo mal grado, o schiavolina, andasti<br>con la tua brocca di cristallo al fonte;<br>e là vedesti, su la grotta, il drago,<br>l’insonne drago, sempre aperti gli occhi;<br>e tu chiudesti, o Psyche, i tuoi, da lungi<br>rabbrividendo; ed ecco, non veduto,<br>uno ti prese l’anfora di mano,<br>che piena in mano dopo un po’ ti rese,<br>e dileguò. Tu lentamente a casa<br>tornavi smorta, e con un gran sospiro,<br>apristi gli occhi, e nel cristallo puro<br>tu guardasti l’oscura acqua di morte,<br>e vi vedesti il vortice del nulla,<br>e ne tremasti. E Pan allora un dolce<br>canto soffiò nelle palustri canne,<br>che tu piangesti a quel pensier di morte<br>come piangevi per desìo d’amore:<br>lo stesso pianto, così dolce, o Psyche!<br>Ma pur ne tremi, o Psyche, ancora, e mesta<br>invochi il sonno, perché a te nasconda<br>quell’altro sonno, che non vuoi, più grande!<br>Ma delle voci di cui tu sei schiava,<br>quella che t’ama e ti consola a parte,<br>ecco che ti favella e ti consola:<br>"Povera Psyche, io so dov’è l’Amore.<br>Oh! l’Amore t’aspetta oltre la morte.<br>Di là, t’aspetta. Se tu passi il nero<br>fiume sotterra, troverai l’Amore.<br>Tremi? C’è un vecchio, vecchio come il tempo,<br>che tutti imbarca, e non fa male a Psyche!<br>E c’è un cane, oltre il fiume, che divora<br>ciò ch’è di troppo, e non fa male a Psyche!<br>Pallida Psyche, prendi tra le labbra<br>che sembrano due petali appassiti<br>di morta rosa, un obolo, e leggiero<br>tienlo, così, che te lo prenda il vecchio,<br>né tu lo senta; e chiudi gli occhi, e dormi.<br>E prendi una focaccia, anche, col miele<br>e col mite papavero, e leggiera<br>tienla, così, che te la prenda il cane,<br>né tu lo senta; e chiudi gli occhi, e dormi.<br>Appena desta, rivedrai l’Amore."</div><div style="margin:10px 0">Tu la focaccia prendi su, col miele,<br>tu chiudi nelle labbra scolorite<br>l’obolo; e non so quale alito lieve<br>ti porta via. Per dove passi, un’ombra<br>passa, non più che d’ali di farfalla.<br>Ma tu non dormi; e lievemente il vecchio<br>ti prende il piccolo obolo di bocca;<br>ma tu lo senti, e senti anche la rauca<br>lena del vecchio rematore, come<br>se alcuno seghi il duro legno, e come<br>se alcuno picchi su la putre terra;<br>anche senti un latrato, solitario;<br>e tremi tanto, che di man ti sfugge<br>ah! la focaccia, e fa un tonfo nell’acqua<br>morta del fiume. Ed anche tu vi cadi,<br>cadi nel queto vortice del nulla.</div><div style="margin:10px 0">Ma Pan il gregge pasce là su l’orlo<br>del morto fiume. Non udivi il suono,<br>là, della vita? Tremuli belati<br>e cupi mugli, il gorgheggiar d’uccelli<br>tra foglie verdi, e sotto gravi mandre<br>lo scroscio vasto delle foglie secche.<br>E ti cullava nella vecchia barca<br>un canto lungo, che da te più sempre<br>s’allontanava sino a dileguare<br>nella dimenticata fanciullezza.<br>Pan! era Pan! Egli ti porge un braccio<br>ispido, e su ti leva intirizzita,<br>gelida, o Psyche; immemore; e ti corca<br>nuda così, lieve così, nel vello<br>del suo gran petto, e in sé ti cela a tutti.<br>Quali alte grida là dal mondo! Quali<br>tristi lamenti intorno alla tua casa,<br>d’argilla, o Psyche, donde più non esce<br>il tenue fumo, alla tua casa vuota<br>di cui sparve il celeste alito in cielo.<br>Ti cercano le genti, o fuggitiva.<br>O Psyche! o Psyche! dove sei? Ti cerca<br>nel morto fiume il vecchio che tragitta<br>tutti di là. Ti cerca, acre fiutando,<br>dall’altra riva il cane che divora<br>ciò ch’è di troppo. Tutti, o Psyche, invano!<br>O Psyche! o Psyche! dove sei? Ma forse<br>nelle cannucce. Ma chi sa? Tra il gregge.<br>O nel vento che passa o nella selva<br>che cresce. O sei nel bozzolo d’un verme<br>forse racchiusa, o forse ardi nel sole.</div><div style="margin:10px 0">Ché Pan l’eterno t’ha ripresa, o Psyche.</div><div style="margin:10px 0"><br /></a><br />poesia di <a href="http://it.citatepedia.ro/by.php?a=Giovanni+Pascoli">Giovanni Pascoli</a> da <i>Poemi conviviali</i><div class=q> <img src="https://www.citatepedia.ro/g/32share.png" style="float:left" alt="Share"> <script type="text/javascript" src="//s7.addthis.com/js/300/addthis_widget.js#pubid=citatepedia" async="async"></script><div style="display:inline-block" class="addthis_sharing_toolbox" data-url="http://it.citatepedia.ro/comments.php?id=4887" data-title="Psyche de Giovanni Pascoli" data-description="O Psyche, tenue più del tenue fumo/ch’esce alla casa, che se più non esce,/la gente dice che la casa è vuota;/più lieve della lieve ombra che il fumo/disegna in terra nel vanire in cielo:/sei prigioniera nella bella casa/d’argilla, o Psych..."></div> </div> </div>
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