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<div style="background:#fff;border:#bbb dashed 1px;padding:5px"><a href="http://it.citatepedia.ro/comments.php?id=2001" style="color:#000;text-decoration:none"><div style="margin:10px 0"><strong>Sepolcri</strong></div><div style="margin:10px 0">All'ombra de' cipressi e dentro l'urne <br>Confortate di pianto è forse il sonno <br>Della morte men duro? Ove più il Sole <br>Per me alla terra non fecondi questa <br>Bella d'erbe famiglia e d'animali, <br>E quando vaghe di lusinghe innanzi <br>A me non danzeran l'ore future, <br>Né da te, dolce amico, udrò più Il verso<br>E la mesta armonia che lo governa, <br>Né più nel cor mi parlerà lo spirto <br>Delle vergini Muse e dell'amore, <br>Unico spirto a mia vita raminga, <br>Qual fia ristoro a' dì perduti un sasso<br>Che distingua le mie dalle Infinite <br>Ossa che in terra e In mar semina morte?<br>Vero è ben, Pindemonte! Anche la Speme, <br>Ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve <br>Tutte cose l'obblio nella sua notte; <br>E una forza operosa le affatica <br>Di moto in moto; e l'uomo e le sue tombe <br>E l'estreme sembianze e le reliquie <br>Della terra e del ciel traveste il tempo. <br>Ma perché pria del tempo a sé Il mortale </div><div style="margin:10px 0">Invidierà l'illusion che spento <br>Pur lo sofferma al limitar di Dite? <br>Non vive ei forse anche sotterra, quando<br>Gli sarà muta l'armonia del giorno, <br>Se può destarla con soavi cure <br>Nella mente de' suoi? Celeste è questa <br>Corrispondenza d'amorosi sensi, <br>Celeste dote è negli umani; e spesso <br>Per lei si vive con Pamico estinto, <br>E l'estinto con noi, se pia la terra <br>Che lo raccolse infante e lo nutriva, <br>Nel suo grembo materno ultimo asilo <br>Porgendo, sacre le reliquie renda <br>Dall'insultar de' nembi e dal profano <br>Piede del vulgo, e serbi un sasso il nome, <br>E di fiori odorata arbore amica <br>Le ceneri di molli ombre consoli. </div><div style="margin:10px 0">Sol chi non lascia eredità d'affetti <br>Poca gioja ha dell'ur'na; e se pur mira <br>Dopo l'esequie, errar vede il suo spirto <br>Fra 'l compianto de' templi acherantei<br>0 ricovrarsi sotto le grandi ale <br>Del perdono d'Iddio; ma la sua polve<br>Lascia alle ortiche di deserta gleba <br>Ove né donna innamorata preghi, <br>Né passeggier solingo oda il sospiro <br>Che dal tumulo a noi manda Natura. </div><div style="margin:10px 0">Pur nuova legge impone oggi I sepolcri <br>Fuor de'.guardi pietosi, e il nome a' morti <br>Contende. E senza tomba giace il tuo <br>Sacerdote, o Talia, che a te cantando <br>Nel suo povero tetto educò un lauro <br>Con lungo amore, e t'appendea corone; <br>E tu gli ornavi del tuo riso i canti <br>Che Il lombardo pungean Sardanapalo<br>Cui solo è dolce il muggito de' buoi <br>Che dagli antri abduani e dal Ticino <br>Lo fan d'ozj beato e di vivande. <br>0 bella Musa, ove sei tu? Non sento <br>Spirar l'ambrosia, indizio del tuo Nume. <br>Fra queste piante ov'io siedo e sospiro <br>Il mio tetto materno. E tu venivi <br>E sorridevi a lui sotto quel tiglio <br>Ch'or con dimesse frondi va fremendo<br>Perché non copre, o Dea, l'urna del vecchio <br>Cui già di calma era cortese e d'ombre. <br>Forse tu fra plebei tumuli guardi <br>Vagolando. ove dorma il sacro capo <br>Del tuo Parini? A lui non ombre pose <br>Tra le sue mura la città, lasciva <br>D'evirati cantori allettatrice, <br>Non pietra, non parola; e forse l'ossa <br>Col mozzo capo gl'insanguina il ladro <br>Che lasciò sul patibolo i delitti. <br>Senti' raspar fra le macerie e i bronchi <br>La derelitta cagna ramingando <br>Su le fosse, e famnelica ululando; <br>E uscir del teschio, ove fuggia la Luna, <br>L'ùpupa, e svolazzar su per le croci <br>Sparse per la funerea campagna, <br>E l'immonda accusar col luttuoso <br>Singulto i rai di che son pie le stelle <br>Alle obbliate sepolture. Indarno <br>Sul tuo poeta, o Dea, preghi rugiade <br>Dalla squallida notte. Ahi! su gli estinti <br>Non sorge fiore, ove non sia d'umane <br>Lodi onorato e d'amoroso pianto. </div><div style="margin:10px 0">Dal dì che nozze e tribunali ed are <br>Diero alle umane belve esser pietose <br>Di sè stesse e d'altrui, toglieano i vivi <br>All'etere maligno ed alle fere <br>I miserandi avanzi che Natura <br>Con veci eterne a sensi altri destina.<br>Testimonianza a' fasti eran le tombe, <br>Ed are a' figli; e uscian quindi i responsi <br>De' domestici Lari, e fu temuto <br>Su la polve degli avi il giuramento: <br>Religion che con diversi riti <br>Le virtù patrie e la pietà congiunta<br>Tradussero per lungo ordine d'anni. <br>Non sempre i sassi sepolerali a' templi <br>Fean pavimento; né agi incensi avvolto <br>De' cadaveri il lezzo i supplicanti <br>Contaminò; né le città fur meste <br>D'effigiati scheletri: le madri <br>Balzan ne' sonni esterrefatte, e tendono <br>Nude le braccia su l'amato capo <br>Del lor caro lattante onde nol desti <br>Il gemer lungo di persona morta <br>Chiedente la venal prece agli eredi <br>Dal santuario. Ma cipressi e cedri <br>Di puri effluvj i zefiri impregnando <br>Perenne verde protendean su l'urne <br>Per memoria perenne, e preziosi <br>Vasi accogliean le lacrime votive. <br>Rapian gli amici una favilla al Sole <br>A illuminar la sotterranea notte, <br>Perché gli occhi dell'uom cercan morendo <br>Il Sole; e tutti l'ultimo sospiro <br>Mandano i petti alla fuggente luce. <br>Le fontane versando acque lustrali <br>Amaranti educavano e viole <br>Su la funebre zolla; e chi sedea <br>A libar latte e a raccontar sue pene <br>Ai cari estinti, una fragranza intorno <br>Sentia qual d'aura de' beati Elisi. <br>Pietosa insania, che fa cari gli orti <br>De' suburbani avelli alle britanne <br>Vergini dove le conduce amore <br>Della perduta madre, ove elementi <br>Pregaro i Genj del ritorno al prode <br>Che tronca fe' la trionfata nave <br>Del maggior pino, e si scavò la bara. <br>Ma ove dorme il furor d'inclite geste <br>E sien ministri al vivere civile <br>L'opulenza e il tremore, inutil pompa, <br>E inaugurate immagini dell'Orco <br>Sorgon cippi e marmorei monumenti. <br>Già il dotto e il ricco ed Il patrizio vulgo, <br>Decoro e mente al bello italo regno, <br>Nelle adulate reggie ha sepoltura <br>Già vivo, e i sternmi unica laude. A noi <br>Morte apparecchi riposato albergo, <br>Ove una volta la fortuna cessi <br>Dalle vendette, e l'amistà raccolga <br>Non di tesori eredità, ma caldi <br>Sensi e di liberal carme l'esempio. <br>A egregie cose il forte animo accendono <br>L'urne de' forti, o Pindemonte; e bella <br>E santa fanno al peregrin la terra <br>Che le ricetta. lo quando Il monumento <br>Vidi ove posa il corpo di quel grande, <br>Che temprando lo scettro a' regnatori, <br>Gli allor ne sfronda, ed alle genti svela <br>Di che lagrime grondi e di che sangue; <br>E l'arca di colui che, nuovo Olimpo <br>Alzò in Roma a' Celesti; e di chi vide <br>Sotto l'etereo padiglion rotarsi <br>Più mondi, e il Sole irradiarli immote,<br>Onde all'Anglo che tanta ala vi stese <br>Sgombrò primo le vie del firmarnento; <br>Te beata, gridai, per le felici <br>Aure pregne di vita, e pe' lavacri <br>Che da' suoi gioghi a te versa Apennino! <br>Lieta dell'áer tuo veste la Luna <br>Di luce limpidissima i tuoi colli <br>Per vendemmia festanti, e le convalli<br>Popolate di case e d'oliveti <br>Mille di fiori al ciel mandano incensi: <br>E tu prima, Firenze, udivi il carme <br>Che allegrò l'ira al Ghibellin fuggiasco, <br>E tu i cari parenti e l'id'ioma <br>Desti a quel dolce di Calliope labbro <br>Che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma<br>D'un velo candidissimo adornando, <br>Rendea nel grembo a Venere Celeste. <br>Ma più beata ché in un tempio accolte <br>Serbi l'itale glorie, uniche forse <br>Da che le mal vietate Alpi e l'alterna <br>Onnipotenza delle umane sorti <br>Armi e sostanze t'invadeano ed are <br>E patria e, tranne la memoria, tutto. <br>Che ove speme di gloria agli animosi <br>Intelletti rifulga ed all'Italia, <br>Quindi trarrem gli auspicj. E a questi marmi <br>Venne spesso Vittorio ad ispirarsi. <br>Irato a' patrii Numi, errava muto <br>Ove Arno è più deserto, i campi e il cielo <br>Desioso mirando; e poi che nullo <br>Vivente aspetto gli molcea la cura, <br>Qui posava l'austero; e avea sul volto <br>Il pallor della morte e la speranza. <br>Con questi grandi abita eterno, e l'ossa <br>Fremono amor di patria. Ah sì! da quella <br>Religiosa pace un Nume parla: <br>E nutria contro a' Persi in Maratona <br>Ove Atene sacrò tombe a' suoi prodi, <br>La virtù greca e l'ira. Il navigante <br>Che veleggiò quel mar sotto l'Eubèa, <br>Vedea per l'ampia oscurità scintille <br>Balenar d'elmi e di cozzanti brandi, <br>Fumar le pire igneo vapor, corrusche <br>D'armi ferree vedea larve guerriere <br>Cercar la pugna; e all'orror de' notturni <br>Silenzj si spandea lungo ne' campi <br>Di falangi un tumulto e un suon di tube, <br>E un incalzar di cavalli accorrenti <br>Scalpitanti su gli elmi a' moribondi, <br>E pianto, ed inni, e delle Parche il canto. </div><div style="margin:10px 0">Felice te che il regno ampio de' venti, <br>Ippolito, a' tuoi verdi anni correvi! <br>E se il piloto ti drizzò l'antenna <br>Oltre l'isole egèe, d'antichi fatti <br>Certo udisti suonar dell'Elleaponto <br>I liti, e la marea mugghiar portando <br>Alle prode retèe l'armi d'Achille <br>Sovra l'ossa d'Ajace: a' generosi <br>Giusta di glorie dispensiera è morte; <br>Né senno astuto, né favor di regi <br>All'Itaco le spoglie ardue serbava, <br>Ché alla poppa raminga le ritolse <br>L'onda incitata dagl'inferni Dei. </div><div style="margin:10px 0">E me che i tempi ed il desio d'onore <br>Fan per diversa gente ir fuggitivo, <br>Me ad ad evocar gli eroi chiamin le Muse<br>Del mortale pensiero animatrici. <br>Siedon custodi de' sepolcri e quando <br>Il tempo con sue fredde ale vi spazza <br>Fin le rovine, le Pimplèe fan lieti <br>Di lor canto i deserti, e l'armonia <br>Vince di mille secoli il silenzio. <br>Ed oggi nella Tròade inseminata <br>Eterno, splende a' peregrini un loco <br>Eterno per la Ninfa a cui fu sposo <br>Giove, ed a Giove diè Dàrdano figlio <br>Onde fur Troia e Assàraco e i cinquanta <br>Talami e il regno della Giulia gente. <br>Però che quando Elettra udì la Parca <br>Che lei dalle vitali aure del giorno <br>Chiamava a' cori dell'Eliso, a Giove <br>Mandò ìl voto supremo: E se, diceva, <br>A te, fur care le mie chiome e il viso <br>E le dolci vigilie, e non mi assente <br>Premio miglior la volontà de' fati, <br>La morta amica almen guarda dal cielo<br>Onde d'Dlettra tua resti la fama. <br>Così orando moriva. E ne gemea <br>L'Olimpio; e l'immortal capo accennando<br>Piovea dai crini ambrosia su la Ninfa, <br>E fe' sacro quel corpo e la sua tomba. <br>Ivi posò Erittonio, e dorme Il giusto <br>Cenere d'Ilo; ivi l'iliache donne <br>Sciogliean le chiome, indarno ahi! deprecando <br>Da' lor mariti l'imminente fato; <br>Ivi Cassandra, allor che Il Nume In petto <br>Le fea parlar di Troia il di mortale, <br>Venne, e all'ombre cantò carme amoroso, <br>E guidava i nepotì, e l'amoroso <br>Apprendeva lamento ai giovinetti. <br>E dicea sospirando: Oh, se mai d'Argo, <br>Ove al Tidìde e di Laerte al figlio <br>Pascerete i cavalli, a voi permetta <br>Ritorno il cielo, invan la patria vostra <br>Cercherete! Le mura opra di Febo <br>Sotto le lor reliquie fumeranno. <br>Ma i Pepati di Troja avranno stanza <br>In queste tombe; ché de' Numi è dono <br>Servar nelle miserie altero nome. <br>E voi, palme e cipressi che le nuore <br>Piantan di Priamo, e crescerete ahi presto!<br>Di vedovili lagrime Innaffiati, <br>Ptoteggete i miei padri: e chi la scure <br>Asterrà pio dalle devote frondi <br>Men si dorrà di consanguinei lutti <br>E santamente toccherà l'altare. <br>Proteggete i miei padri. Un dì vedrete<br>Mendico un cieco errar sotto le vostre <br>Antichissime ombre, e brancolando <br>Penetrar negli avelli, e abbracciar l'urne, <br>E interrogarle. Gemeranno gli'antri <br>Secreti, e tutta narrerà la tomba <br>Igio raso due volte e due risorto <br>Splendidamente su le muto vie <br>Per far più bello l'ultimo trofeo <br>Ai fatati Pelidi. Il sacro vate, <br>Placando quelle afflitte alme col canto, <br>I prenci argivi eternerà per quante <br>Abbraccia terre il gran padre Oceàno. <br>E tu onore di pianti, Ettore, avrai <br>Ove fia santo e lagrimato il sangue <br>Per la patria versato, e finché il Sole <br>Risplenderà su le sciagure umane.</div><div style="margin:10px 0"><br /></a><br />poesia di <a href="http://it.citatepedia.ro/by.php?a=Ugo+Foscolo">Ugo Foscolo</a><div class=q> <img src="https://www.citatepedia.ro/g/32share.png" style="float:left" alt="Share"> <script type="text/javascript" src="//s7.addthis.com/js/300/addthis_widget.js#pubid=citatepedia" async="async"></script><div style="display:inline-block" class="addthis_sharing_toolbox" data-url="http://it.citatepedia.ro/comments.php?id=2001" data-title="Sepolcri de Ugo Foscolo" data-description="All'ombra de' cipressi e dentro l'urne /Confortate di pianto è forse il sonno /Della morte men duro? 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